Appunti di un giovane medico

Appunti di un giovane medico

Appena laureato, il primo della classe! Signori, siete in ottime mani.
(Appunti di un giovane medico; 1, 1)

Appunti di un giovane medico è una miniserie televisiva britannica basata sul libro I racconti di un giovane medico di Michail Bulgakov (1963), frutto dell’idea e del lavoro degli sceneggiatori Mark Chappel, Shaun Pye e Alan Condor.
La serie si sviluppa in due stagioni, ognuna strutturata in 4 episodi da 22 minuti ciascuno, mandate in onda rispettivamente nel dicembre 2012 e nel dicembre 2013 sul canale britannico SkyArts. In Italia, la prima stagione della miniserie è stata trasmessa dal 21 maggio 2013 da Cubovision e successivamente da Sky Arte, con la messa in onda della seconda stagione avvenuta il 18 luglio 2015. Gli episodi della prima stagione sono stati diretti dal regista Alex Hardcastle, la seconda, invece, è stata diretta da Robert McKillop.
Appunti di un giovane medico racconta le vicende del dottor Bomgard in due momenti cruciali della sua carriera: gli inizi in un ospedale di campagna, e successivamente, la sua affermazione come medico a Mosca. La storia inizia quando Bomgard ritrova un suo vecchio taccuino con gli appunti dei suoi esordi nel mondo della medicina.
L’episodio pilota della serie ha riscontrato un grande interesse grazie al mezzo milione di telespettatori che hanno assistito alla prima messa in onda, anche se, successivamente, questi numeri hanno avuto una progressiva flessione fino ad arrivare ad una media di circa 100.000 spettatori per gli episodi della seconda stagione.

Appunti di un giovane medico è una dark comedy che mescola sapientemente humor inglese e scene splatter. La miniserie trae ispirazione da I racconti di un giovane medico di Bulgakov, scrittore e drammaturgo russo che prima di intraprendere la carriera letteraria si era diplomato in medicina ed aveva esercitato la professione di medico.
La produzione prende vita grazie all’impegno dei due protagonisti, Daniel Radcliff e Jon Hamm, rispettivamente noti al pubblico per le interpretazioni di Harry Potter e del protagonista di Mad Men, Donald Draper. La serie è stata girata in appena 20 giorni, usando poche risorse, ma riuscendo comunque a rispettare la tradizione anglosassone dell’adattamento letterario, dove la fedeltà all’originale è prima di tutto una questione stilistica.

Mosca 1934. Il dottor Vladimir Bomgard, nel mezzo di una perquisizione nel suo appartamento da parte della polizia sovietica, trova un vecchio taccuino su cui scriveva i suoi appunti quando era ancora un medico alle prime armi.
Da qui ha inizio un lungo flashback, che caratterizza tutta la serie, in cui il vecchio Bomgard rivive tutte le esperienze che nel 1917 hanno avuto luogo durante la sua prima esperienza da unico medico di un piccolo ospedale nello sperduto paesino di Mur’ev, dove, fra lunghe giornate di vento e neve, si misura con ritmi di lavoro serrati che lo portano ad affrontare anche una cinquantina di visite al giorno.
In seguito al ritrovamento del vecchio taccuino, conosciamo un duplice aspetto del medico: il giovane neo-laureato che si trova a dover affrontare i primi problemi della professione e l’adulto, già affermato, che presta servizio nel rinomato ospedale di Mosca.
La vera novità che ci viene proposta in questa mini-serie, unica nel suo genere, è rappresentata dal fatto che i due momenti della vita del medico non sono costruiti in maniera alternata, ma portano ad una dialettica attiva tra i due Bomgard, che interagiscono continuamente, creando un confronto interiore che esprime al meglio la comicità surreale a cui aspira la serie.
Ad attendere il giovane Bomgard nella piccola clinica di Mur’ev ci sono un infermiere-medico e due infermiere, una delle quali diventa protagonista di un piccolo flirt con il giovane medico. Parte integrante della mini-serie è sicuramente il continuo paragone che i colleghi di Vladimir fanno tra lui e il suo predecessore, Leopold Leopoldovitch, la cui fama rappresenta un tormento per la sua indole di medico dalla promettente carriera. Questo confronto porta il neo-laureato a dubitare di sé stesso e delle sue conoscenze mediche fino a costringerlo, in alcuni casi, anche e rivedere i libri di scuola pur di non sbagliare diagnosi.

I temi trattati sono molteplici. Quello che sicuramente fa da sfondo a tutta la vicenda è la difficoltà che il giovane medico trova appena si trasferisce nel piccolo ospedale, dove gli risulta molto difficile tradurre le nozioni apprese all’università (uscito con il massimo dei voti) nelle pratiche della medicina. Agli occhi dei suoi colleghi risulta, quindi, impacciato proprio per la sua incapacità di conciliare lunghi anni di teoria con la pratica. In soccorso al giovane medico maldestro arriva, quindi, il suo alter ego adulto che cerca di dispensare suggerimenti proprio come ognuno di noi avrebbe la tentazione di fare con il proprio passato, se mai se ne presentasse l’occasione. L’ottusità dei pazienti con cui il medico si confronta non fa altro che peggiorare il sentimento di incapacità che per tutta la durata della mini-serie accompagna il protagonista.
Strettamente connesso con il sentimento di incapacità, è il desiderio di fuga che il giovane medico brama dentro di sé per tutta la permanenza nel piccolo ospedale. Desiderio che porta il giovane Bomgard a compiere un atto che rischia di condizionare il resto della sua vita.

In Appunti di un giovane medico i personaggi che si dividono la scena sono essenzialmente sei: ai due medici spetta ovviamente gran parte dell’attenzione, mentre la restante parte viene divisa tra le due infermiere, l’aiuto medico e in parte anche il vecchio dottore della clinica, ormai scomparso.

Dottor Bomgard da giovane. Il ruolo interpretativo è affidato a Daniel Radcliffe, salito alla ribalta delle scene grazie per essere stato il protagonista della saga di Harry Potter. L’attore riesce perfettamente a incarnare quel misto di terrore, ambizione e debolezza tipiche del giovane Bomgard. L’aspetto fisico, la faccia da bambino e il suo essere “piccolo”, aiutano Radcliffe nell’intento di dimostrare l’assenza di esperienza del protagonista, la sua apparente inadeguatezza e la sua debolezza nell’affrontare i problemi. In questo ruolo, Radcliffe riesce anche a scrollarsi di dosso l’immagine di Harry Potter con cui è stato etichettato in tutti questi anni.

Dottor Bomgard adulto. Ad interpretare il ruolo dell’adulto Bomgard troviamo Jon Hamm, protagonista di Mad Men. Il medico ormai adulto e affermato cerca di sfuggire alla polizia sovietica che lo accusa di prescrizioni false. Jon Hamm regala al personaggio un notevole fascino, elegante e confusionale. Dopo aver raggiunto il suo sé del passato, riesce ad affiancarlo e a fargli da guida, mettendolo in guardia da pericoli, tentazioni e paure. Questa guida, però, non è sempre gradita al suo giovane Io, che molto spesso arriva a maledire la sua presenza, generatrice di continue lotte fra personalità, che, nonostante siano appartenenti alla stessa persona, risulteranno comunque conflittuali.

The Fledsher – Demian Lukich (Adam Godley). Assistente del giovane medico, appassionato di sarde in salamoia e abitudinario fumatore di pipa. Nonostante le sue buone intenzioni nell’aiutare il giovane medico, viene visto dal protagonista come inappropriato, irritante e fastidioso.

Pelageya (Rosie Cavaliero). Ostetrica della clinica, inizialmente molto ostile al giovane medico, si fa notare non tanto per il suo ruolo da infermiera, ma per la sua storia con Bomgard. I due, infatti, intrattengono una relazione.

Anna (Vicky Pepperdine). Levatrice del piccolo ospedale, molto severa. Tratta il medico come un bambino a causa della sua giovane età e inesperienza. Ossessionata dalla figura di Leopold Leopoldovitch, non perde occasione per creare un paragone fra lui e il nuovo medico.

Lepold Leopoldovitch (Cristopher Godwin). Fa la sua entrata in scena solo per poco tempo e durante un unico episodio. Nonostante la sua piccola interpretazione, la sua presenza ossessiona costantemente il dottor Bomgard, che viene costantemente paragonato a lui e alla sua bravura. Questo continuo accostamento non fa che accrescere il senso di insicurezza del giovane medico.

Sigla: Non ci troviamo di fronte ad una vera e propria sigla; la miniserie, infatti, ci presenta un schema introduttivo che merita un’analisi più approfondita: dobbiamo focalizzare la nostra attenzione inizialmente sul primo episodio (con uno schema diverso dagli altri) e, solo successivamente, si possono analizzare i seguenti tre episodi che sostanzialmente si differenziano di poco tra loro.

In tutte le quattro puntate i primi 13 secondi sono costituiti dalla presentazione del logo del canale che trasmette la serie, subito dopo, invece, si possono notare le differenze tra la puntata di apertura e le altre.
Nel pilot, dopo il logo dell’emittente, si parte subito con il titolo “Mosca 1934” scritto in bianco (con carattere cirillico) su sfondo nero. Da questo momento in poi parte la narrazione che ci mostra come l’adulto medico inizia a ricordare il suo arrivo nel piccolo ospedale di Mur’ev nel 1917. Arrivati a questo punto, si interrompe per poco la narrazione e si lascia spazio ad una breve sigla che consiste solo nella sovrimpressione del titolo Appunti di un giovane medico scritto su due righe, uno bianco e uno rosso, sempre su sfondo nero e in cirillico. Sotto il titolo, in basso, a comparsa, troviamo la scritta tratto da “I racconti di un giovane medico” di Michail Bulgakov. In seguito, inizia la puntata e nei primi secondi, in basso, compaiono i crediti con i nomi di autori e interpreti.
Nei restanti tre episodi, dopo il logo del canale, inizia subito il riepilogo dei precedenti episodi, anticipato dalla scritta nella puntata precedente, rossa, ancora una volta in carattere cirillico su sfondo nero. Dopo il riepilogo, in tutti gli episodi ritroviamo il titolo, con lo stile decritto sopra, “Mosca 1934”, e i crediti.

La colonna sonora è composta da Stephen Warbeck (già premio Oscar per aver firmato la colonna sonora di Shakespeare in Love).

Tutti gli episodi si svolgono principalmente in ambienti chiusi: sala operatoria, camera da letto, studio del dottore e sala d’attesa. Solo l’arrivo in clinica durante la prima puntata e il tentativo di fuga nell’ultimo episodio sono ambientati in ambienti esterni.

Lo stile della serie è sicuramente orizzontale, gli unici esempi di verticalità sono offerti dai casi clinici che il giovane medico si trova ad affrontare e a risolvere all’interno dei singoli episodi.
Di notevole importanza nella costruzione della serie è l’utilizzo di un particolare tipo di flashback. Con questa tecnica, che rappresenta uno dei pochi punti di distacco con il libro di Bulgakov, gli autori rendono più interessante l’evoluzione del personaggio da novello medico a dottore affermato. Tale intreccio, unito al confronto attivo tra i due interpreti dello stesso personaggio in due momenti temporali differenti, mette in risalto il graduale avvicinamento delle due realtà psicologiche del protagonista che si troveranno progressivamente a combaciare in un unico sé.

Il genere della mini-serie è quello del medical drama.
Il titolo in italiano è la semplice traduzione letteraria dall’inglese di A young doctor’s notebook.
Le uniche scritte che appaiono, della durata dei 4 episodi, sono quelle che troviamo all’inizio di ogni episodio: Appunti di un giovane medico, i titoli che connotano lo spazio e il tempo (Mosca 1934) e l’estensione nella puntata precedente. Tutti i segni grafici che ci vengono presentati sono in cirillico, a comparsa su sfondo nero.

La regia di Alex Hardcastle ha un’impostazione teatrale, semplificata da un contesto che presenta un numero ridotto di personaggi: infatti, non capita di rado di trovare tutti i protagonisti apparire nello stesso momento sulla scena, proprio come accade spesso durante uno spettacolo teatrale. Le musiche russe, per la maggior parte non diegetiche, contribuiscono a ricreare il contesto storico della serie e ad alleggerirne l’atmosfera cupa.
I rumori possono essere definiti “in campo” (Casetti – Di Chio). Gli effetti sonori delle operazioni ad esempio, hanno la funzione di rendere più verosimile la messa in scena. Le scene splatter, come una tracheotomia e l’amputazione delle gambe ad una bambina, sono in netto contrasto con i dialoghi ironici presenti soprattutto nei primi due episodi. Questi due aspetti così contrastanti donano alla serie un carattere ibrido tra medical drama e dark comedy.

Non vi sono, in nessun episodio scene puramente comiche, il lato ironico della serie è attribuibile soltanto ai dialoghi che il giovane medico intrattiene con il suo alter-ego e gli infermieri:

[Anna]: Dottore, questa è Pelageya, la nostra levatrice. Non lasciare che ti distragga.
[Giovane medico]: Oh no. No, no, io non lo farò.
[Pelageya]: Ma sembra uno studente!
[Giovane medico]: Beh sì. Ecco, perché ero uno studente di medicina! Appena laureato. Il primo della classe! Quindici quindicesimi in cinque anni, senza precedenti! Signori, siete in ottime mani.

Il lato grottesco della serie è espresso tramite l’uso di tonalità fredde e grigie, evidenziate soprattutto nel 3° e 4° episodio, quando il dramma ha preso il sopravvento sulla commedia. Il giovane medico, esasperato dalla vita nella piccola clinica, sentendosi come in gabbia, cerca rifugio nella morfina, che rappresenterà l’unica sua fonte di sollievo. Il passaggio a questa nuova e ingannevole forma di benessere è sottolineato dal fatto che ogni volta che il protagonista applica su sé stesso un’iniezione, i toni freddi e grigi, sono sostituiti per pochissimi secondi da sfumature di colori più caldi.
La voce narrante è presente solo nel pilot, all’inizio della puntata, ed è il protagonista stesso che parla. Nella mini-serie ci troviamo di fronte ad un protagonismo individuale: il protagonista è solo uno, il dottor Bomgard, interpretato però in due momenti della sua vita differenti e da due attori diversi. Beh sì. Ecco, perché ero uno studente di medicina! Appena laureato. Il primo della classe! Quindici quindicesimi in cinque anni, senza precedenti! Signori, siete in ottime mani.

 

Gabriele Durante (autore); Andrea Martina (revisione)

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